Recensione ~ “Fangirl” di Rainbow Rowell

Ho pensato a lungo se recensire o meno libri ancora inediti in Italia, prima di decidere di pubblicare una recensione mensilmente e dare l’assoluta precedenza a libri tradotti. Da linguista ma soprattutto da amante delle lingue straniere (oltre che della mia), non ho problemi a leggere in altre lingue; l’ho fatto quando non sapevo aspettare per conoscere la fine di una saga o quando volevo semplicemente mettermi alla prova, l’ho fatto per anni in facoltà con tomi di secoli così lontani da sembrar (ed essere) scritti in lingue differenti da quelle a cui appartengono ma rimango dell’idea che niente sia come leggere nella propria lingua madre. Di questo ne ho conferma ogni volta che ne parlo con persone straniere che, pur vivendo qui da noi, continuano a preferire la lettura nella propria lingua, anche se questo equivale ad aspettare la traduzione. Perché se c’è un luogo comune da sfatare è quello sulla traduzione. Non prendiamoci in giro, in traduzione, così come nel parlare, ci sono sempre fraintendimenti, sfumature che scegliendo una parola si cancellano, affievoliscono o aggiungono, ma so per esperienza quanto sia difficoltoso prendere in mano un’opera altrui e renderla leggibile a un altro tipo di pubblico. Non è solo una questione letterale, quanto culturale, riferimenti a situazioni e modi di dire che inevitabilmente sono legati al proprio contesto e che si dovrà cercare di adattare. Sono stanca di sentir distruggere il lavoro dei traduttori, una categoria così bistrattata in Italia da non potersi permettere, per la maggior parte, di svolgere come primo lavoro quello e doverlo necessariamente trasformare in un hobby, come se la propria fatica sia un passatempo da domenica pomeriggio. Tradurre non significa letteralità, quanto adattamento ed è questa la cosa che sfugge e fa storcere il naso ai perfettini che inneggiano al dramma se le virgole vengono spostate (cosa che, tra l’altro, è assolutamente necessario, visto che in differenti grammatiche, il loro uso è diverso). Ma non è questo ciò di cui volevo parlare e sto divagando, al solito. Se non si fosse capito, è una questione che mi sta decisamente a cuore, ma, ehi, io sono di parte! 

fangirlFangirl
di Rainbow Rowell


2016 • PIEMME • 516 PAGINE
LO TROVATE IN CARTACEO


Approdata all’università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con un ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio e un compagno bellissimo che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita.



· Recensione ·

Per essere un vero nerd, si era convinta, bisognava preferire i mondi fittizi al mondo reale.

Mi sono innamorata all’istante di Fangirl, dalla prima parola fino all’ultima. Mi capita raramente di amare così profondamente un libro da non aver quella nauseante voglia di correggere la grammatica o spostare un paio di virgole. Ma a primo impatto mi ha colpita, lasciandomi in contemplazione. L’impressione è stata – e lo è tuttora – di esser stata infilata in una macchina del tempo cosciente, di nuovo nel corpo e nella mente una quattordicenne ma con la consapevolezza che una venticinquenne dovrebbe avere. Ho fangirlato leggendo Fangirl, dall’inizio alla fine. Cath è così simile a come ero, sono e forse una piccola parte di me sarà sempre che è stato impossibile non indossare i suoi panni per la gran parte della narrazione. Mi sento solo di anticiparvi che questa non sarà una recensione sensata, ma pienamente fangirlante, perché io proprio non ci riesco con questo libro. È più forte di me, mi spiace, ma sarò totalmente, follemente, felicemente irrazionale da qui alla fine del post.
Ma partiamo dal principio. Cath è una grande, grandissima fan di Simon Snow e della serie di libri che lo vede protagonista. Il suo intero mondo ruota attorno a lui: le pareti ricoperte dai suoi poster, i libri letti, riletti e stropicciati dalle troppe letture, i costumi da indossare alle première dei film che ne vengono tratti, le fanfiction che scrive con sua sorella. Tutto è Simon Snow, per lei e sua sorella gemella Wren. Ma quest’ultima, con l’inizio del college, non vuole più condividere niente di tutto questo con Cath: si allontana dal mondo di Simon Snow, troppo infantile per una studentessa universitaria, e dalla sorella, costretta ad affrontare per la prima volta – dall’abbandono della madre – tutto da sola; una compagna di stanza scortese, il cui ragazzo è tanto affascinante quanto sempre presente nella loro stanza, una professoressa di narrativa che considera le fanfiction dei plagi abominevoli e un compagno di corso così carino ma interessato soltanto a scrivere e scrivere e scrivere. Senza contare le paranoie per aver abbandonato suo padre che la perseguitano. Cath è sola, davvero, per la prima volta. Riuscirà ad andare avanti senza la spalla di Wren a cui appoggiarsi? Riuscirà a lasciarsi alle spalle l’infanzia e l’adolescenza che Simon Snow rappresenta? Ma, soprattutto, è giusto rinnegarlo per crescere?
Difficilmente, trovo libri nei quali amo tutto, ma proprio tutto, ma la Rowell è così sensazionale da impedirmi di trovare anche il minimo difetto.
Cath è ogni ragazza appassionata di qualcosa, capace di trovare in essa motivo di felicità, malinconia, gioia e dolore; il suo non poter parlare della propria passione perché impaurita di essere guardata malamente da chi la circonda, la voglia di scriverne costantemente e l’angoscia di non riuscirci, scrivere e cancellare, avere per la maggior parte del tempo in mente quel mondo, quel piccolo bozzolo felice in cui tutto può essere controllato e tutto va come vuoi che vada… Sono tutte cose che comprendo, che sono sicura comprendete, che ho condiviso con personcine amabili che in quel lido che EFP era ho incontrato, perso o mantenuto tuttora trasformando passioni comuni in oggetti di discussione e basi di partenza per sviluppare amicizie che oramai abbracciano ogni campo.
Tutto in Fangirl è al posto giusto, trattato con il giusto mix di delicatezza e ironia, tratteggiato con una prosa per niente noiosa ma semplice, leggera, briosa, però capacissima di colpire in profondità, nel modo più subdolo possibile perché arriva dove deve arrivare e mica la schiodi più di lì. Numerosi sono i motivi che mi spingono ad amarlo e forse non risulterà sensato l’elenco di emozioni che mi sono balzate addosso mentre leggevo e vi riporto ma dargli un senso mi sembra una violazione, come quella di chi cerca di screditare un amore forte e inossidabile come quello di Cath per Simon Snow cercando di ricondurla alla razionalità che tanto viene ostentata da chi non può capirla. E perciò, parto da Cather, soprannominata Cath, così insicura e spaventata dal mondo – quello vero che la circonda – da nascondersi in camera a scrivere storie e intrappolarsi in una relazione platonica senza alcun futuro. Il suo essere una shipper seriale me la fa amare ulteriormente e il mio ritrovarmi in quasi ogni sua battuta non fa che rendermela uno dei personaggi preferiti di sempre, della quale leggerei senza mai stancarmi. Cath è in fondo me, come tante altre ragazze della mia generazione e di quelle successive, nerd orgogliosa d’esserlo ma ancora troppo attenta al giudizio altrui, nascosta dietro un paio di occhiali di cui non ha effettivamente troppo bisogno ma che fungono da schermo protettivo contro tutto quello che non conosce e a cui ha paura ad avvicinarsi. E poi la storia di Simon Snow, i cui frammenti spesso concludono i capitoli e danno accesso pieno ad alcuni riferimenti di Cath o a lei direttamente, per comprenderla appieno. E Carry on, la fanfiction che Cather sta scrivendo da anni, il suo masterpiece per la devozione che le riserva, per il fanbase che la appoggia in ogni scelta e ha addirittura creato magliette ispirate a lei e a ciò che ha creato, per quanto mi ricorda certi momenti. E Levi, LEVI. Levi che è l’esatta copia del mio ragazzo in tutti i sensi possibili e adesso ho paura che la Rowell mi chieda i diritti di possesso. Va bene, non sono totalmente identici, ma quel suo carattere timido e tenero, quel suo modo di esserci per Cath, fare quel che fa per lei senza che lei se ne accorga, essere quello che è, pronto ad aiutare chiunque e l’avere sempre il sorriso sulle labbra… Un ragazzo praticamente perfetto. AH- e io ce l’ho. Ooookay, mi do una calmata ma se una non può neanche fangirlare parlando di Fangirl allora IO NON
E aggiungiamo la maturazione di Cath, lenta, dolorosa a volte, sicuramente bellissima: è stato a Fangirldir poco bello vederla sbocciare, lasciar entrare nel suo mondo piccoli sprazzi di quello altrui (fosse anche solo uno scambio di battute con Nick o con Reagan) vederla crescere e capire che l’uno non esclude l’altro, che può stare abbracciata a Levi e leggergli senza paura fanfiction, che può trovare il modo di accettare sua sorella nonostante stia maturando e crescendo come persona separata da lei, capire che non tutto può essere controllato e a volte sono proprio le cose che sfuggono alla razionalità di un mondo di carta e schermo che sono più belle, più vere. Pagine a pagine immerse nei pensieri e nei mondi di Cath – in cui quello virtuale alle volte sembra più reale di quello che la circonda, un cuscinetto morbido che attutisce i colpi e la protegge da tutto ciò che nel mondo “vero” non le va: un padre sopra le righe, una madre assente che torna alla ribalta, una sorella gemella che improvvisamente vuol crescere senza di lei, una professoressa che non capisce il mondo del fanwriting, che sembra reputarlo stupido e inferiore, facendola sentire stupida e inferiore, un amico che si rivela l’esatto opposto, una compagna di stanza strana e totalmente diversa da lei, un ragazzo gentile che però è gentile con tutti.
Mi spiegate cosa volete di più? Fangirl è un libro di crescita, di accettazione ed esplorazione di sé, di amore, in tutte la sue forme e sfaccettature. Io non sono brava come la Rowell come le parole, perciò non posso far altro che dire: leggetelo tutti, vi prego, sono follemente innamorata di questo libro, non ve ne pentirete.

Tu sei una che sa il fatto suo, non ti spaventa nulla. Io ho paura di tutto, invece. E sono matta. Tu penserai che lo sia solo un po’, invece lascio intravedere solo la punta del folle iceberg che sono. Sotto questa maschera da asociale, sono un disastro totale.

5/5
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3 pensieri su “Recensione ~ “Fangirl” di Rainbow Rowell

  1. Io ho tipo adorato Fangirl, e per me, sono sincera, la Rowell è un genio assoluto… mi manca ancora Landline e poi ho letto tutto il suo leggibile. Ahimè questo è uno di quei libri che andrebbero letti, condivisi e amati da un pubblico più ampio possibile. Confido che presto arrivi anche da noi!

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    • Io ho letto solo questo, ma ho in programma di fare come te e divorare ogni cosa che ha scritto. Questo boh, così meraviglioso che non riesco a parlarne. Comunque la Piemme dice che ha intenzione di pubblicarlo e io non vedo l’ora di averlo, lo voglio leggere in italiano anche! ♥

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  2. Come sempre una bellissima recensione! Che dire, non posso che condividere il tuo amore per Fangirl, e adesso che è arrivato anche qui da noi sono veramente contenta che i tanti che si erano persi questo gioiellino potranno recuperarlo *-*

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Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

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