Chi di teaser ferisce

chi di teaser ferisce

Leggo tanto, come ogni ragazza di cui seguo i blog, e mi piace da morire parlarne. Se solo poteste sentire quanto riempio le orecchie di chi ho accanto con quello che sto leggendo o ho finito di leggere correreste a cliccare la X in alto a destra senza mai più far ritorno, ma, ehi, ve l’ho appena detto e se siete ancora qui siete masochisti abbastanza da proseguire nel leggermi. Dunque, sarete in gamba abbastanza da non spaventarvi nel trovarvi di fronte a possibili spoiler, che cercherò di evitare perché lo spoiler è una richiesta di omicidio e io ci tengo ancora alla mia vita, ecco. Per chi non lo sapesse, questa rubrica prende spunto dalla famosissima Teaser tuesday dell’altrettanto famoso bookblog Should be reading le cui regole sono ipersemplicissime anche per delle zuccone come me:

  • Prendi il libro che stai leggendo;
  • Aprilo a una pagina a caso;
  • Condividi un breve teaser (o citazione perché “spezzone”, fa proprio schifo come traduzione e io da linguista non posso permettermi di usarlo) di quella pagina.

Scopo è quello di far scoprire nuovi libri, indurre in tentazione persone che già son schiave della carta stampata, sia essa cartacea o virtuale, e provare a suggerire nuove letture. Ora, siccome io ho tre libri in lettura – perché il tempo per leggere non basta mai ed è meglio non sprecarlo – ve ne sorbite altrettanti e tanto mica potete dissentire, no? No. Ma se lasciate un commentino con le vostre letture io mica ci rimango male. Anzi, più libri mi suggerite più sono una bambina contenta e realizzata.

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Titolo: La rivelazione [TO The death cure]
Serie: The maze runner #3
Autore: James Dashner
Traduttrice: Silvia Romano
Editore: Fanucci
Anno: 2014
Pagine: 352

Thomas sa che non può fidarsi dei Malvagi nonostante le menti oscure dell’organizzazione dicano che il tempo delle menzogne sia finito e che le Prove a cui gli ultimi sopravvissuti dei Radurai sono stati costretti, siano terminate. I Malvagi ora sostengono di aver raccolto tutti i dati di cui avevano bisogno, ma di dover fare ancora affidamento sui Radurai – i cui ricordi sono stati ripristinati – per un’ultima missione: tocca a Thomas e agli altri trovare una cura per l’Eruzione, un morbo spietato che conduce alla follia. Ma succede qualcosa che neanche i Malvagi potevano prevedere: i ricordi di Thomas si spingono molto più lontano di quanto possano anche solo sospettare, fino alla verità, e il ragazzo sa che non può credere a una sola parola di quello che dicono. Sì, il tempo delle menzogne è finito, ma la verità è ancora più pericolosa della menzogna, e Thomas deve fare molta attenzione, se vuole sopravvivere.

Puzzava, e per qualche ragione era una cosa che lo innervosiva al punto da intaccare il suo equilibrio mentale. Non gli permettevano di farsi una doccia o un bagno; da quando era arrivato non gli avevano dato un cambio di vestiti né qualcosa per pulirsi. Un semplice straccio sarebbe stato d’aiuto, avrebbe potuto immergerlo nell’acqua che gli davano da bere e lavarsi almeno il viso. Ma non aveva niente, solo i vestiti sporchi che indossava il giorno in cui lo avevano imprigionato. Nemmeno delle lenzuola; dormiva tutto raggomitolato, con il sedere contro l’angolo della stanza, le braccia incrociate, nel tentativo di avvolgersi in un abbraccio per scaldarsi, spesso tremando.
Non sapeva perché la puzza del suo corpo fosse la cosa che lo spaventava di più. Forse proprio quello era un segnale del fatto che era impazzito. Ma per qualche ragione la mancanza d’igiene lo tormentava, portandolo a fare pensieri orrendi. Come se stesse marcendo, si stesse decomponendo, stesse diventando rancido dentro quanto si sentiva di esserlo fuori.
Per quanto sembrasse irrazionale, era quella la sua preoccupazione. Aveva cibo in abbondanza e sufficiente acqua per dissetarsi; si riposava molto, e si allenava meglio che poteva nello spazio ristretto, spesso correndo sul posto per delle ore. La logica gli diceva che essere sporco non aveva niente a che fare con lo stato del cuore o il funzionamento dei polmoni. Eppure, la sua mente stava iniziando a credere che la puzza incessante rappresentasse la morte che avanzava galoppando, pronta a inghiottirlo in un solo boccone.

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Titolo: L’ospite [TO The host]
Autrice: Stephenie Meyer
Traduttore: Luca Fussari
Editore: Rizzoli
Anno: 2008
Pagine: 569

Due anime e un solo corpo: è così che Melanie e Wanda si conoscono. Una è l’ospite terrestre, l’altra è lo spirito alieno, entrambe sono pedine in una furiosa guerra per il possesso del pianeta. Dovrebbero odiarsi, ostacolarsi, tentare di distruggersi a vicenda, ma avviene qualcosa che le fredde intelligenze degli extraterrestri non hanno previsto: l’appassionata Mel e la tenace Wanda dividono pensieri, emozioni e sentimenti, fino a che l’amore travolge anche l’anima impassibile dell’aliena. Contro ogni regola, contro ogni istinto, contro tutti, Wanda accetta di aiutare la sua ospite e si mette in viaggio, decisa a ritrovare il ragazzo che ha acceso in entrambe un amore tanto intenso e sconvolgente da abbattere qualunque ostacolo.

“E se capitasse a te?” chiese Ian, con un sussurro quasi impercettibile. “Se capitasse a te di venire infilato dentro un corpo umano e mandato allo sbaraglio su questo pianeta, per poi trovarti isolato dai membri della tua stessa razza? Se fossi una… persona talmente buona da cercare di salvare la vita di cui ti sei appropriato, da rischiare la vita per riportarla a casa? E se a quel punto ti ritrovassi circondato da umani violenti che ti odiano, ti feriscono e cercano di ucciderti, senza nessuna, nessuna pietà?” Per un istante la sua voce si incrinò. “E se malgrado tutto continuassi a fare del tuo meglio per salvare e guarire quegli sconosciuti? Non meriteresti anche tu una vita? Non penseresti di essertela guadagnata?”

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Titolo: Lo strano caso dell’apprendista libraia [TO The bookstore]
Autrice: Deborah Mayler
Traduttrice: Claudia Marseguerra
Editore: Garzanti
Anno: 2014
Pagine: 360

Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: La Civetta, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina della libreria vede appeso un cartello: cercasi libraia. È l’occasione che aspettava, il lavoro di cui ha tanto bisogno. Perché a soli ventitré anni è incinta e non sa cosa fare: il fidanzato Mitchell l’ha lasciata prima che potesse parlargli del bambino. Ma Esme non ha nessuna idea di come funzioni una libreria. Per fortuna ad aiutarla ci sono i suoi curiosi colleghi: George, che crede ancora che le parole possano cambiare il mondo; Mary, che ha un consiglio per tutti; David e il suo sogno di fare l’attore. Poi c’è Luke, timido e taciturno, che comunica con lei con le note della sua chitarra. Sono loro a insegnarle la difficile arte di indovinare i desideri dei lettori: Il Mago di Oz può salvare una giornata storta, Il giovane Holden fa vedere le cose da una nuova prospettiva e tra le opere di Shakespeare si trova sempre una risposta per ogni domanda. E proprio quando Esme riesce di nuovo a guardare al futuro con fiducia, la vita la sorprende ancora: Mitchell viene a sapere del bambino e vuole tornare con lei. Esme si trova davanti a un bivio. Il suo più grande desiderio sta per realizzarsi, ma non è più la ragazza spaventata di un tempo e non sa più se è quello che vuole davvero. Perché a volte basta la pagina di un libro, una melodia sussurrata, una chiacchierata a cuore aperto con un nuovo amico per capire chi si è veramente. Perché Esme non è più un’apprendista libraia, ora è una libraia per scelta.

“Non credo che le relazioni personali si esprimano al meglio se rimangono private. Il matrimonio non è un contratto privato tra due persone, ma una dichiarazione pubblica della volontà di formare un’unità sociale. Se fate un bambino all’interno dell’istituto del matrimonio, è meglio per l’intera società, perché la società è tenuta insieme proprio da queste unità. Ma è meglio anche per le persone, perché le libera dalla tirannia dei propri desideri e capricci. Ti faccio sorridere, lo capisco, ma vorrei che ci pensassi su. Quanta parte della tua vita è dettata dalla convinzione di doverti sottomettere al tuo desiderio? Il tuo disagio nei confronti del matrimonio è fondamentalmente paura di assumersi responsabilità. Secondo te, perché ci viene da pensare che l’affetto reciproco senza una cornice legale sia più romantico, più puro, più fresco e più spontaneo? Perché storciamo il naso all’idea di un pezzo di carta? Hai qualche idea?”.
Scrollo la testa.
“Perché siamo fissati con le emozioni forti”, mi spiega. In realtà, lui non sembra molto fissato con le emozioni forti. “Adoriamo l’adrenalina dei sentimenti, anche se sappiamo che dura solo un attimo. E peggioriamo di giorno in giorno… controlliamo SMS, e-mail e Facebook ogni cinque minuti alla continua ricerca di approvazione. Esme, se decidi di avere il tuo bambino e rimanere con Mitchell senza sposarlo, la tua psiche potrebbe continuare a chiederti ossessivamente quanto è grande il tuo amore per lui. Lo amo più di quanto lo amassi a colazione, lo amerò di meno a cena? Devo cercare qualcun altro? Devo rimanere con lui… lo vedi? Si tratta di una tirannia. Ma il matrimonio ce la risparmia. Il matrimonio permette di liberarsi da tutto questo carico d’ansia, perché si è legati all’altro da qualcosa di più forte delle semplici emozioni: dal riconoscimento e dall’approvazione della società. Se sposi il padre del tuo bambino, Esme, in realtà ti stai liberando. La sottomissione liberamente concessa alla cornice sociale sarebbe la migliore espressione della tua stessa libertà”.

Tre libri che più differenti non potrebbero essere, che conto di finire asap perché, tipo, devo troppo vedere The host: sono ipercuriosa di vedere quel manzo di Max Irons come è stato trasposta l’idea base di due anime che condividono lo stesso corpo, cosa, tra l’altro, che in qualche modo mi fa pensare a Hybrid.
E bon, queste le mie letture. See you soon, quieties!

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