Recensione: “Noi siamo grandi come la vita”, di Ava Dellaira

DLIN DLON COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: ho aggiunto qualche giorno fa i link qui accanto per il profilo twitter, la pagina facebook e il tumblelog.
Sono reduce dalla puntata di Outlander, cinquantasette minuti che sono diventati tipo centoventi perché ho bloccato lo streaming dopo ogni frustata alla schiena di quel manzo tenerello che è Jamie e quindi, insomma, non sono ancora attendibile. Non con lo stomaco in subbuglio. Per cui, poche chiacchiere, prima o poi il signorino di cui sopra, ma soprattutto la serie e il libro da cui è tratta, compariranno in un post, ma al momento, la recensione di oggi!
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Titolo: Noi siamo grandi come la vita [TO: Love letters to the dead]
Autrice: Ava Dellaira
Traduttore: Chiara Brovelli
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Anno: 2014
Pagine: 324

Tutto inizia con un compito assegnato nei primi giorni di scuola: «Scrivi una lettera a una persona che non c’è più». E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che se n’è andato troppo presto, proprio come May. Per Laurel, la sorella era un mito: bella, perfetta, inarrivabile. Era il sole intorno a cui ruotava tutto, specie da quando i genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel non vuole parlare. Ecco perché ha scelto di frequentare un liceo diverso da quello di May, un posto dove nessuno sa cosa è successo davvero, dove non ci sono domande imbarazzanti o sguardi compassionevoli a rincorrerla. Sulla carta, invece, Laurel si lascia finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà all’insegnante, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse, Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di avere perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia perché è andata in mille pezzi. Soltanto a loro può confessare la paura e la voglia di avventurarsi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso, l’emozione di incrociare lo sguardo di un ragazzo che afferra i tuoi occhi con i suoi e non li lascia andare. Finché, come un viaggio dentro di sé, quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad amarsi e trovare il coraggio di andare avanti. Perché la vita è lì, davanti a lei, con tutte le sue infinite strade possibili. E, per quanto possa fare paura, non c’è emozione più grande di sentire il suo battito.

Esistono quei libri che sai ti faranno male, fin da subito, un male di quelli necessari per poi stare meglio, un po’ più cosciente di ciò che hai, capaci di aprirti gli occhi su mondi che non avevi mai avuto l’occasione o la voglia di approfindire ed è così che mi ha fatta stare questo libro. È triste, tanto triste, di quella tristezza che solo l’aver perso la persona più importante della propria vita sa dare, malinconico e irrazionale, come Laurel, che non riesce a vivere se non nell’ombra della sorella, diventando la sorella, più forte, più grande, come solo i miti sanno esserlo, più brillante, splendente di una luce a cui piccole falene come lei non possono sottrarsi. Laurel scrive una dopo l’altra lettere a personaggi famosi morti tragicamente, lettere senza indirizzo che mai spedirà a persone che non conosce, se non attraverso sua sorella, o i film che guardavano assieme la mattina di Natale e fino a non poterne più, fino a conoscerne le battute e le espressioni di ogni personaggio; Laurel scrive lettere a chi mai potrà leggere i suoi pensieri e ciò che vuol dire loro, lettere inevitabilmente destinate all’unica persona che conosceva come se stessa e che non ha più accanto: racconta loro i suoi ricordi, apre spiragli su un passato che non riesce a pronunciare, cerca di farsi strada senza il suo mondo, May che era il braccio e la mente di lei che riusciva ad essere soltanto un’avida spettatrice delle sue imprese, affamata della sua vita e da ciò che provava di riflesso, tramite le sue parole che beveva fino a saziarsi e scoppiare, incantata da tutta quella vitalità che non ne voleva sapere di stare ingabbiata nel suo corpo e sembrava fuoriuscire da lei. Scorrono le lettere e i suoi pensieri, spezzoni delle vite di Amy Winehouse, Kurt Cobain e Judy Garland che ci vengono raccontati ma che in realtà altro non sono se non trasposizioni di sé, di ciò che era, di May: parla di loro ma sta urlando qualcos’altro che non ha voce, ciò che ha perso e non avrà più, come non sappia dare una forma alla sua vita ora che tutto è diverso e nuovo, proprio perché c’è un dolore sordo nel petto a tenerle compagnia ogni istante. È una ragazza chiusa, tiene tutto dentro e non sa parlare, perché anche per quello c’era May, che sapeva trascinarla con sé nelle sue follie e farla sentire amata, viva, libera. E lei adesso non sa più esserlo, non è giusto esserlo; superare, vivere senza di lei, non vuol forse dire accettare una vita senza di lei? Laurel si sente in colpa e sbarra la strada a chi cerca di entrare nel suo mondo, prova a inventare una nuova sé, fotocopia di sua sorella, per farsi coraggio, per sentirsi meno sola, meno responsabile.

Quella sera, in macchina, tornammo a essere soltanto noi due. Selezionò «Heart-Shaped Box», e devo dirti che non avevo mai sentito niente di simile. Quando May distolse gli occhi dalla strada e mi chiese: «Ti piace?» fu come se mi avesse aperto la porta del suo nuovo mondo, invitandomi a entrare. Annuii. Era un mondo pieno di sentimenti per i quali ancora non avevo parole.

Nelle sue lettere racconta ai miti di sua sorella quello che è la sua vita adesso, divisa a metà tra l’appartamento di suo padre e quello di sua zia – entrambi alla ricerca di una via per arrivare a lei – l’assenza di sua madre, divorata dal dolore d’aver perso una figlia e partita per la California senza curarsi di chi avrebbe lasciato dietro di sé, alle prese con una nuova scuola e le nuove prime, timide e dolcissime amicizie. E poi l’amore, nascosto dietro lo sguardo che sembra non abbandonarla mai di un ultimo arrivato come lei nel nuovo liceo, un outsider che sembra capirla e sapere di cosa ha bisogno di più di quanto non riesca o sappia lei. Si muove a tentoni, Laurel, con l’ombra di sua sorella cucita sopra la sua stessa immagine, lasciando sfuggire al controllo alcuni spiragli che lasciano intravedere la bellissima crisalide che si nasconde sotto il bozzolo e che la farà diventare una farfalla dotata delle sue ali e di una voce propria; solo quando riuscirà ad aprire del tutto la porta dei suoi pensieri a chi l’ama, a chi ama Laurel, e non May attraverso di lei, accetterà tutto quello che le è successo e troverà la pace. E vederla crescere, pagina dopo pagina, prendere sempre più coscienza di ciò che è stato e col quale deve fare i conti, liberandosene, fino ad arrivare all’ultima, straziante, lettera è liberatorio quanto tenerissimo.

“È grande anche perché non ha paura della sua voce.”
“Kurt, intendi?”
“Esatto.”
Si è girato verso di me, lo sguardo divertito. “E tu sì, invece?”
“Mi stai chiedendo se ho paura della mia voce?” ho riso, nervosa.
“Sì, credo di sì.”
Allora lui ha chinato la testa da un lato ed è diventato più serio. “È così per tutti, suppongo. Ma lui, Kurt, affronta la paura.”
“Già, hai ragione.”
“Per questo la sua voce è così forte. Cioè, deve esserlo. Perché sta guardando il mostro negli occhi, e l’unica cosa che può fare è combattere.”

Siamo grandi come la vita è un libro cupo, con una protagonista malinconica, permeato di una tristezza generale dei personaggi e delle loro situazioni che strazia e fa a brandelli l’anima, tanto che ho singhiozzato senza ritegno in gran parte del libro fino alla fine, in un percorso liberatorio e quanto mai catartico. Laurel, la magnifica Laurel, mi rimarrà nel cuore per tanto, tantissimo tempo proprio per questo ed è quanto mai bellissimo vederla trovare il modo di volare da sola. Finalmente Laurel.

Voto: ❤❤❤❤❤

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