Recensione: “Il tuo meraviglioso silenzio”, di Katja Millay

il tuo meraviglioso silenzio

Titolo: Il tuo meraviglioso silenzio [TO The sea of tranquillity]
Autrice: Katja Millay
Traduttore: Lorenzo Borgotallo
Editore: Mondadori
Anno: 2014
Pagine: 462

Le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all’unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l’una nell’altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.

>Se fossi anche solo lontanamente una scrittrice o semplicemente una persona capace di raccogliere i propri pensieri e disporli in maniera sensazionale di modo da far capire quanto questo libro mi sia entrato sottopelle, sia scorso come un fiume nel mio sistema circolatorio e mi sia arrivato nel cuore, saprei parlare forse del Tuo meraviglioso silenzio ma non lo sono; perciò non so raccontare con metafore ardite tutto l’arcobaleno di emozioni che mi hanno travolta non come un treno in corsa ma come qualcosa di subdolo, che si insinua come un tarlo che pazientemente scava all’interno di me non per colpirmi ma per poi riempire quel vuoto che lui stesso ha creato. So però dire tutto quel che ho sentito crescere mentre leggevo, una gamma così varia e intensa di sensazioni che poche altre volte avevo provato; la ragione per la quale consiglierò questo libro a chiunque mi chiederà un consiglio, la stessa ragione che mi spingerà a comprarlo in cartaceo, lasciarlo sul comodino e agguantarlo ogni volta che sentirò il bisogno di sentirmi vuota e poi completa, triste e poi felice di non esserlo più, rotta e poi con i cocci incollati di nuovo insieme, pacificata con quella cicatrice che la vita ha lasciato. Come Nastya, come Josh, due diciassettenni cui la vita ha riservato la parte peggiore di sé, strappandogli l’infanzia troppo presto di dosso per costringerli a capire quanto ineluttabile e orribile essa sia, quando sa scatenarsi contro qualcuno ostinatamente. Nastya, un destino già scritto fin da quando le sue dita hanno incontrato il nero e il bianco dei tasti del pianoforte, diventata presto la Ragazza Piano di Brighton, ha smesso di parlare, dopo un incidente che le ha tolto la ragione di vivere; Josh, che crede in Dio ma che sa quanto lui lo odi, sa cosa vuol dire perdere qualcuno che ami, perché uno dopo l’altro tutti i pezzi che componevano la sua vita gli sono stati tolti, lasciandolo a giocare la partita più importante da solo, inaspettatamente. Nastya e Josh sono due tasselli di un puzzle che non dovrebbero incastrarsi, rotti in punti differenti, bisognosi di cose che all’apparenza non sono in grado di donarsi, ma in qualche modo succede. Ed è qualcosa di meravigliosamente doloroso e purificatorio, catartico.

Vivo in un mondo senza magia né miracoli. Un posto dove non ci sono chiromanti o prestigiatori, angeli o ragazzi dotati di superpoteri pronti a salvarti. Un posto dove le persone muoiono e la musica si è spenta e le cose fanno schifo. Mi sento così schiacciata dal peso della realtà che ogni tanto mi domando come riesca ancora a sollevare i piedi per camminare.

Sono quasi due anni che Nastya ha smesso di parlare, volontariamente, perché la sua lingua si rifiuta di dire quello che chi la ama vorrebbe sentirle dire e allora tanto vale prendersi un momento di pausa, lasciare che i giorni di silenzio diventino settimane, poi mesi, poi anni. Star zitta è semplice, raccontare quello che è successo e le ha tolto tutto no, significherebbe riviverlo, dargli una realtà che ancora non è disposta a concedergli, subire domande a cui non è pronta a rispondere. Trasferitasi in un paese lontano, vicina solamente alla zia Margot che la asseconda nelle sue decisioni, si accontenta di essere quella indicata a scuola per le gonne troppo corte, il trucco pesante, la pazza di origini russe che non spiccica parola, perché se deve essere sulla bocca di tutti tanto vale che sia per il suo modo di vestire o il suo atteggiamento, invece che per quello che è o ha subito. Ma i vestiti e l’aria da dura non sono che tentativi di costruire un campo di forza impenetrabile, come quello che tanto invidia a quel ragazzo che nell’ora di pranzo se ne sta seduto sulla spalliera di una panchina a fissarsi le mani e che nessuno sembra notare, se non lei. Un’immagine così perfetta e irraggiungibile da spingerla a ricercarlo, a infiltrarsi in ogni angolo disperato di tranquillità nel quale sembra trovare la pace che nient’altro sa donargli, in quel garage che è diventato il suo mondo perfetto in cui intagliare il legno, modellarlo e dar vita alle immagini che gli affollano la mente; creare, quel che Nastya non può più fare e gli invidia sopra ogni cosa. La loro diventa una quotidianità fatta di sguardi, di silenzi e di calma apparente, quella quiete prima della tempesta che si attende per la quasi totalità del libro e che poi esplode, lanciando detriti ovunque e cogliendo impreparati tutti quanti, perché certe cose non te le aspetti e non puoi semplicemente smettere di essere arrabbiata con te stessa e odiarti, perché tutti te lo dicono e non sai vivere con un peso che nessuno dovrebbe avere sulle spalle. La verità è tagliente, si infiltra nella mente di chi la ascolta e crea un’immagine che nessuno cancellerà più, non importa quanto ci si provi, un’immagine che Nastya cerca in ogni modo di non regalare a chi la ama, che ama, anche se incapace di dimostrarlo, anche se il suo silenzio significa perderli, pur di proteggerli.

Alla gente piace dire che l’amore è incondizionato, ma non è così, e anche se lo fosse, non è mai gratuito. Ci sono sempre delle aspettative. Vogliono tutti qualcosa in cambio, tipo vederti felice, e questo ti rende automaticamente responsabile della loro felicità, perché non saranno mai felici se non lo sei anche tu. Devi essere come gli altri credono che tu sia e sentire ciò che vogliono che tu senta per il solo fatto che ti amano, e se poi non riesci a dare loro quello che si aspettano da te, ci rimangono male, e anche tu ci rimani male, e alla fine ci rimangono tutti di merda. Non voglio una responsabilità del genere.

Leggere Il tuo meraviglioso silenzio è come ritrovarsi seduti sulle montagne russe senza aver fatto il biglietto e senza averlo voluto perché non ti aspetti così tanto tutto assieme. Non ti aspetti di ridere, piangere, sentirti appagata e subito dopo svuotata di tutto quanto, per poi essere in pace con te e col creato. Non ti aspetti di metterlo tra i tuoi libri preferiti di sempre e invece è così, perché Josh e Nasya sono due tra i personaggi migliori di cui abbia mai letto, la prosa della Millay, pur essendo alla prima prova, è superlativa e capace di trasportare dentro la mente di questi due tesori, con descrizioni tanto dettagliate da scavarti dentro, così intense da segnarti per tutto quel che una parola riesce a dire senza essere pronunciata, le sensazioni che saltano fuori dai capitoli sono così reali da far bene e far male, come la verità, quella che Nastya si ostina a non rivelare perché a dir certe cose nessuno ci prepara mai e anche se fosse non si è mai pronti a sufficienza a sentirla. Molto più di uno young adult, in cui il romance è un filo trasparente che non prende quasi mai il sopravvento per lasciar fluire un’apparente piattezza di emozioni che davvero piatte non sono, semmai il contrario, la Millay ha saputo modellare un romanzo che fa riflettere dalla prima parola fino all’ultima, potente e sorprendente, in grado di un coinvolgimento così intenso da farmici pensare anche a giorni di distanza dalla fine della lettura, capace di spiattellarmi in faccia un’emozione dopo l’altra, senza sosta, senza risparmiare nulla. Fino a far rinascere.
Non lascerà incolumi, spargerà schegge da ogni parte e poi aiuterà a raccoglierle, taglierà e farà scorrere lacrime di rabbia e dolore e poi di accettazione e d’amore, in ogni sua forma. Immergerà in due vite disastrate che non hanno una seconda possibilità, dandogliela, lasciandoli liberi di accoglierla, vivere il mare della tranquillità, accettarlo. Un libro che non lascia scampo. Ed è proprio questo che cerco.

Voto: ❤❤❤❤❤

[EDIT 9/09/2014: IMG_20140909_215242
Quel momento in cui twitti la tua recensione a Il tuo meraviglioso silenzio e Katja Millay ti risponde ringraziandoti. Ora, so benissimo che molto probabilmente non l’avrà manco aperta e, anche se così non fosse, non ci avrà capito una mazza, ma io sono una bambina sensibile e mi emoziono con poco, ecco.]

Annunci

4 pensieri su “Recensione: “Il tuo meraviglioso silenzio”, di Katja Millay

  1. Lo senti lo scroscio di applausi? E’ tutto per te e per questa splendida recensione. Non era semplice parlare di questo libro che, inaspettatamente, mi ha tenuta incollata alle pagine come pochi altri negli ultimi tempi, tu ci sei riuscita inserendoti perfettamente nella scia delle emozioni provocate dalla storia, da Josh ed Emilia, da tutto. Grazie, Cee, e tanti complimenti!

    Liked by 1 persona

Ciao lettore! Se hai letto il post, mi piacerebbe che lasciassi traccia del tuo passaggio facendomi sapere cosa ne pensi per scambiare due chiacchiere. Ti va?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...